La musica nei retabli della Sardegna

I retabli sono forme pittoriche tipiche dell'area catalana, molto diffuse in Sardegna. Si tratta di grandi strutture lignee, disposte dietro gli altari delle chiese, che ci restituiscono alcune preziose testimonianze musicali.
La musica nei Retabli

Ciò che in Sardegna non è stato possibile all’architettura di pietra (nella quale prevalgono modelli di importazione iberica) è stato invece raggiunto nell’architettura dei retabli, punti di incontro tra pittura e scultura, che ci offrono preziose testimonianze dell’iconografia musicale nell’Isola.

I retabli in Sardegna

Il modulo che caratterizza maggiormente la pittura sarda del 1400 è il retablo, una forma pittorica tipica dell’area catalana, diffusa in Sardegna perché l’isola, per circa tre secoli, è stata sotto il dominio iberico. Il nome proviene dal latino retro tabula altaris che significa “dietro la mensa dell’altare”: i retabli , infatti, sono grandi strutture lignee disposte dietro gli altari, costruite secondo schemi precisi, assemblando le diverse parti in un unico grande edificio, in cui spazio e ambiente si fondono secondo i principi catalani, ma con un gusto propriamente sardo

Le molteplici sezioni dei retabli sono dipinte e decorate: i soggetti erano sempre sacri e riguardano la vita dei santi oppure episodi della vita di Gesù. La Pinacoteca Nazionale di Cagliari conserva un buon numero di retabli, ma altri ancora sono visibili nelle chiese di molti paesi della Sardegna.

Il retablo del Presepio

Anonimo, Retablo del Presepio, fonte: Pinacoteca Nazionale di Cagliari.

ll Retablo del Presepio proviene dalla chiesa di S. Francesco di Stampace dove era collocato nella cappella di patronato della famiglia Carnicer. E’ costituito da sei pannelli e, dal punto di vista musicale, è di grande interesse il pannello centrale, che raffigura l’Adorazione dei pastori, da cui scaturisce l’intitolazione del retablo ed il nome convenzionale dell’autore.

Presepio - Pastore part

Da un esame del retablo (dipinto alla fine del XV secolo) si può facilmente dedurre che il suo autore non conosceva la realtà musicale isolana o, semplicemente, non era interessato a illustrarla nella sua opera. La scena raffigurante la Natività e l’Adorazione dei Pastori, collocata nel pannello centrale, sembrerebbe di ambientazione iberica piuttosto che sarda e, a darcene un’ulteriore conferma musicale, è la presenza di un pastore che suona la cornamusa.

Di sicuro interesse musicale è il coro degli angeli che si trova nel pannello centrale raffigurante la Natività, sospeso tra il tetto in legno e la stalla. Gli angeli cantano il primo versetto del Gloria: “Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis” e tengono in mano un lungo rotolo di carta contenente testo e musica, rappresentati con un intenso senso del dettaglio.

Retablo del Presepio - Particolare

Il Maestro di Castelsardo

Uno dei pittori più importanti tra coloro che operano in Sardegna tra Quattro e Cinquecento è il cosiddetto Maestro di Castelsardo, la cui identità è ancora oggetto di studio. Alcuni studiosi lo identificano con Gioacchino Cavaro, altri con Maiorca Martin Tornèr, ma non ci sono certezze sulla sua identità. Si ipotizza che Il Maestro di Castelsardo si sia formato a Barcellona (dove sono presenti alcuni suoi lavori) e che sia rientrato in Sardegna alla fine del XV secolo.

E’ stato certamente uno dei principali esponenti della pittura sardo-iberica, con un’influenza ancora energica di carattere gotico, in cui sono presenti alcune novità del Rinascimento italiano, i cui risultati sono visibili in Sardegna nel Retablo della Porziuncola e in quello di Santa Rosalia a Cagliari, nel Retablo della Trinità a Saccargia e nel Retablo di Tuili.

Retablo Porziuncola
Maestro di Castelsardo, Retablo della Porziuncola, fonte: Pinacoteca Nazionale di Cagliari.

Il retablo della Porziuncola

Di straordinario interesse musicale, oltre che artistico, è il cosiddetto Retablo della Porziuncola (post. 1492), collocato in origine nell’omonima cappella del chiostro di S. Francesco di Stampace e oggi conservato nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari, in forma incompleta. Nella sua Guida della Città di Cagliari del 1861, infatti, il canonico Giovanni Spano ha descritto, oltre le due tavole laterali superstiti e un’altra molto rovinata, uno scomparto dov’era dipinta la Madonna degli angeli.

Del retablo sono attualmente visibili: le due grandi tavole laterali raffiguranti rispettivamente il riconoscimento dell’Ordine e la predica di S. Francesco; la predella incompleta raffigurante la Pietà tra i SS. Martiri francescani Accursio, Pietro, Adiuto, Ottone e Bernardo; sei tavolette con angeli musicanti che originariamente dovevano, con molta probabilità, contornare una tavola centrale.

Porziuncola - Angeli musicanti
Maestro di Castelsardo, Retablo della Porziuncola. Angeli musicanti, part.

Gli angeli musicanti rappresentati nelle tavolette suonano rispettivamente: un’arpa a telaio nella consueta forma triangolare gotica, un tamburello a sonagli, una combinazione tipicamente iberica di piffero e tamburino (diffusa in Sardegna nella forma di sulittu e tamburinu), un liuto, una viola da gamba e una vihuela, descritta nei minimi dettagli, con grande attenzione alle particolarità dello strumento.

E’ da notare l’attenta tipizzazione fisionomica dei personaggi, il gusto per il particolare anatomico e organologico, le costruzioni prospettiche, il tutto reso attraverso una minuzia descrittiva d’origine fiamminga. L’opera è stata considerata uno spartiacque tra i primi retabli del Maestro di Castelsardo e il grande retablo di Tuili, datato 1500.

Il retablo di San Pietro Apostolo a Tuili

Tuili - Retablo
Maestro di Castelsardo, Retablo di San Pietro, Parrocchiale di Tuili (1500 ca), part.

Il retablo di San Pietro di Tuili è una straordinaria e vivacissima architettura scenica, di grande impatto emozionale e artistico. Il dipinto rappresenta un vero capolavoro dell’arte in Sardegna di cultura iberica, opera di un artista purtroppo, a tutt’oggi, anonimo.

Angelo musicante
Maestro di Castelsardo, Retablo di Tuili. Angelo con la vihuela, part.

Il polittico è composto da sei tavole: al centro la Madonna in trono con il Bambino, incoronata da due angeli in volo e attorniata da quattro angeli musicanti. Partendo dalla colonna di sinistra in alto, gli angeli suonano una bombarda e una vihuela, mentre a destra gli strumenti impiegati sono un’arpa a sei corde e un tamburello a sonagli. In quest’opera, certamente la più matura dell’ignoto maestro, è evidente la fusione tra la cultura quattrocentesca italiana e il gusto per il particolare e la gamma coloristica prettamente fiamminghi.

La tavolozza utilizzata in questo retablo si basa essenzialmente sul contrappunto dei rossi, dei verdi e dell’oro. I quattro strumenti rappresentati nel Retablo di San Pietro di Tuili, sono tratteggiati con una grandissima cura, e ciò consente di comprendere quanto fossero diffusi nella società sarda gli strumenti impiegati dagli angeli, ma anche quali fossero le tecniche di esecuzione musicale dell’epoca.

La Scuola di Stampace – i Cavaro

Di Lorenzo Cavaro si conservano un polittico integro (quello di San Paolo a Gonnostramatza), due scomparti di un retablo, e un singolo pannello raffigurante San Girolamo. Il figlio di Lorenzo, Pietro Cavaro, si forma a Barcellona ed è l’iniziatore della “Scuola di Stampace” così detta dal quartiere cagliaritano dove sono state attive per un secolo e mezzo le botteghe della famiglia Cavaro e dei loro seguaci.

Pietro Cavaro, Retablo di Villamar (1518), Parrocchiale di Villamar.

Le opere finora note di Pietro Cavaro sono: il Retablo di Villamar, i retabli della Vergine dei Sette Dolori, di Sant’Agostino e di San Francesco. Il 25 maggio 1518 Pietro Cavaro ultimava il suo grande polittico commissionatogli dal Signore di Mara, don Salvatore Aymerich, per l’altare maggiore della Parrocchiale di S. Giovanni Battista di Villamar. L’opera, uno dei massimi capolavori pittorici sardi, è di grandi dimensioni (più di 7 metri e mezzo per 3,79) e si inserisce nello spazio architettonico del presbiterio della parrocchiale di S. Giovanni.

La pala d’altare, splendente per la profusione del colore dell’oro, ricchissima d’immagini e simboli, propone lo schema del doppio trittico innalzato su di una predella suddivisa in sette riquadri, i cinque centrali sporgenti per fare spazio al tabernacolo. Nella nicchia si osserva una statua in legno di Madonna con bambino. Ai suoi fianchi sei tavolette con angeli musicanti: a sinistra, a partire dall’alto, tre suonatori di vihuela, piffero e organo portativo. A destra, a partire dall’altro, tre suonatori di viola da braccio, arpa e tamburello.

Bibliografia essenziale

ALDO SARI, I retabli in Sardegna dal XIV e XVI secolo, Ghilarza, Iskra, 2017.

I Catalani in Sardegna, a cura di Jordi Carbonell, Francesco Manconi, Milano, Silvana Editoriale, 1984, pp. 187-188.

GIAN NICOLA SPANU, Una fonte iconografico-musicale: i retabli quattro-cinquecenteschi in Sardegna, “Medioevo”, 1988, n. 13, pp. 75-100.

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