“Memoria sopra le cose musicali di Sardegna” di Nicolò Oneto

Nicolò Oneto (1800-1872) offre per primo un quadro dettagliato della musica della Sardegna, tratteggiando con lucidità le modalità di diffusione della musica colta ed esaltando le qualità della musica tradizionale.
Memoria sopra le cose musicali

In confronto agli altri viaggiatori ottocenteschi impegnati nelle descrizioni della Sardegna, a Nicolò Oneto vanno riconosciuti dei meriti davvero rilevanti. Nella sua Memoria sopra le cose musicali di Sardegna egli guarda alla musica dell’Isola come ad un unicum particolarmente fecondo grazie alla «felicissima disposizione» dei Sardi verso l’arte dei suoni.

Memoria sopra le cose musicali di Sardegna

di Nicolò Oneto, Cagliari, Monteverde, 1941.

Se, in ambito architettonico, l’Ottocento sardo è stato definito l’età di Gaetano Cima, e in campo pittorico si ritiene che sia stato Giovanni Marghinotti, con la sua scuola, a lasciare una considerazione più profonda e duratura, per la storia musicale della Sardegna la figura di Nicolò Oneto risulta assolutamente imprescindibile. Maestro della Cappella cagliaritana dal 1838 al 1862, direttore al Teatro Civico della Capitale, compositore e didatta, Oneto è stato l’autore della Memoria sopra le cose musicali di Sardegna, il primo lavoro organico sulla musica dell’Isola. La Memoria, in modo assolutamente inusuale per l’epoca, scandaglia sia la musica colta che il repertorio tradizionale della Sardegna,

Nell’esaminare lo stato di salute della musica in Sardegna, Nicolò Oneto si assume un compito tutt’altro che facile, soprattutto se si considera la scarsa fortuna della produzione musicale isolana nel XIX secolo, quasi sempre oggetto di osservazioni solo a margine di altri fenomeni di natura storica o sociale. In confronto agli altri viaggiatori ottocenteschi impegnati nelle descrizioni della Sardegna, a Oneto vanno riconosciuti dei meriti davvero rilevanti. Nato e formato artisticamente nel Regno delle Due Sicilie, nella sua Memoria egli guarda alla musica sarda come ad un unicum, che si rivela particolarmente fecondo grazie alla «felicissima disposizione» dei Sardi verso l’arte dei suoni.

Osservando gli strumenti musicali in uso in Sardegna, Oneto considera che essi sono molto simili a tutti quelli utilizzati dai popoli antichi. Lo strumento che al musicista siciliano pare più rappresentativo dell’Isola, tuttavia, è la «zampogna»


[…] cioè l’unione di alcune canne nella bocca, le quali unisconsi con cera: di cui sono provveduti li Sardi suonatori e che serve per regolare la perfetta intonazione de’ suoni. Questo strumento in lingua vernacola vien chiamato ‘launeddas’ e pare che abbia avuto origine dal ‘calamus pastoralis’, strumento di fiato della più rimota antichità, formato da una canna come lo indica il suo nome, e quindi abbia sofferto qualche variazione ad imitazione del flauto doppio, di cui secondo Plenio fu autore Marsia […].

Già nel Settecento, numerosi studiosi, dediti alle più diverse discipline, avevano notato l’atipicità delle launeddas e ne avevano divulgato l’esistenza. Non sorprende, dunque, che Nicolò Oneto fosse colpito da questo singolare congegno sonoro, ma è inequivocabile che, nella sua Memoria, la descrizione delle launeddas viene affrontata con autentico piglio musicologico.

Canne, filo o spago, cera: Oneto si muove nel solco della leggenda del musico Marsia, che per realizzare il suo flauto doppio, o aulos, si serviva dei medesimi elementi costitutivi delle launeddas. E mette in luce i punti di contatto tra i due strumenti, analoghi per i materiali che li compongono, ma soprattutto per la prassi esecutiva che ne regola l’esistenza, come hanno mostrato studi a noi più vicini di quello dell’Oneto.

La Memoria sopra le cose musicali di Nicolò Oneto è disponibile presso la Biblioteca comunale Generale e di Studi Sardi di Cagliari (MEM).

Per saperne di più:

MYRIAM QUAQUERO, Nicolò Oneto e l’Isola dei “Popoli Sardi, Sassari, Carlo Delfino Editore, 2000,

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