Franco Oppo, le radici in Sardegna per la musica di oggi

Una carriera densa di riconoscimenti, anche se vissuta quasi del tutto in Sardegna, e un carattere allergico ai riflettori. Franco Oppo è stato un artista che ha sempre guardato al futuro, a costo di essere considerato scomodo.
Oppo 2001

Reinventare la musica, esplorandola per gradi, senza pregiudizi. Franco Oppo ha scritto brani scaturiti da quelle che lui chiamava ‘le idee fatte di suoni’. Quelle che è necessario avere prima di iniziare a scrivere una composizione: «Suoni statici o in movimento, molti o pochi, piano o forte, omogenei o contrastanti, alternanze e anche vaghe suggestioni sonore: purché qualcosa suoni nella nostra testa».

Le origini

Franco Oppo nasce a Nuoro, il 2 ottobre 1935, dove il padre era impiegato in qualità di geometra del Genio Civile. La famiglia paterna era originaria di Ghilarza e il nonno era cugino in primo grado di Antonio Gramsci, mentre la nonna materna viveva nella stazione del Tirso, dove gestiva un punto di ristoro.

Come lo stesso Oppo ha raccontato nella bellissima Conversazione raccolta nel 2004 da Gian Nicola Spanu, in quel luogo pacifico ha luogo un evento che modifica radicalmente la vita della famiglia: un gruppo di banditi irrompe nella casa dei nonni del compositore durante la notte del Natale del 1948: «Erano dei poveracci», racconta Oppo «costretti a fare i banditi per miseria. A noi bambini per tranquillizzarci ogni tanto davano una caramella, portarono via tutto, quindi si dileguarono». Dopo l’inevitabile partecipazione al riconoscimento dei responsabili, pur non accusando nessuno, il padre del compositore teme le possibili ritorsioni e chiede di essere trasferito a Cagliari.

Gli studi cagliaritani

Per il quattordicenne Franco, che aveva già iniziato a studiare pianoforte e armonia a Nuoro, inizia adesso una nuova vita. Al Conservatorio di Cagliari, Franco entra in contatto con Franco Margola per la composizione, con Marcello Abbado e Anna Paolone Zedda per il pianoforte, e con due importanti personalità musicali italiane dell’epoca, diventati direttori del Conservatorio cagliaritano, Renato Fasano ed Ennio Porrino.

Ma, mentre Porrino instaura con il giovane compositore un rapporto piuttosto conflittuale, Fasano – storico direttore del Conservatorio, fondatore dell’Istituzione dei Concerti di Cagliari e del gruppo strumentale dei Virtuosi di Roma, oltre che infaticabile organizzatore delle Vacanze Musicali di Venezia – mostra per lui una stima ben più esplicita. «Quando arrivavo a Venezia per frequentare le Vacanze Musicali» ricorda Oppo «ero accolto da un suo invito a pranzo: era come un esame preliminare, anno dopo anno, per verificare come ero cambiato».

Per sei anni, dal 1958 al 1963, Oppo partecipa alle Vacanze Musicali di Venezia, dove studia pianoforte con Gino Gorini e Carlo Zecchi e composizione con Giorgio Federico Ghedini. Nel frattempo, tra il 1958 e il 1960, Oppo conclude brillantemente gli studi conservatoriali a Cagliari, diplomandosi in Pianoforte, Musica Corale e Composizione.

Gli esordi nazionali e internazionali

E’ all’Accademia di Santa Cecilia di Roma che Oppo diventa allievo di Goffredo Petrassi e, sempre nella Capitale, studia musica elettronica con Franco Evangelisti. Il 1963 segna un punto di svolta nella sua carriera, in quanto il compositore scrive il Lamento dal salmo XIII per coro e strumenti a percussione, poi eseguito al Teatro “La Fenice” di Venezia il 13 settembre 1964, diretto da Andrzej Markowski.

Nello stesso anno, grazie ad una borsa di studio del Ministero degli Esteri, decide di affrontare uno stage in Polonia, oltre la cosiddetta cortina di ferro, dove «era ormai chiaro che stava accadendo qualcosa di importante e di nuovo per la musica europea». Oppo trascorre il primo anno a Cracovia, dove prosegue lo studio del pianoforte con ottimi maestri, e il secondo a Varsavia, da sempre città cosmopolita e centro di grande attrazione per la musica contemporanea: è qui che Oppo decide di dedicarsi completamente alla composizione.

Il ritorno in Sardegna e la svolta compositiva

Oppo torna stabilmente in Italia alla fine del 1965, per assumere l’insegnamento di Armonia e contrappunto nel Conservatorio di Cagliari. Ma il rientro non è privo di ombre: «mi resi conto di essere stato quasi dimenticato: due anni erano bastati» e, nel frattempo, nel mondo musicale italiano l’avanguardia postweberniana aveva dato vita a una rigida forma di neo-accademismo. L’opportunità per imporsi nuovamente gli è offerta dalla presentazione in Olanda di alcune sue composizioni al prestigioso Festival Gaudeaumus: una preziosa occasione di confronto in un ambiente musicale dove il suo stile – che risulta isolato nel generale conformismo italiano – trova molta stima e apprezzamento.

Gli anni Settanta sono per Oppo pieni di ricche esperienze creative. Vedono la luce alcuni lavori fondamentali per il suo percorso creativo, come la Musica per chitarra e quartetto d’archi e Rondeau (entrambe del 1975) e Amply (1976), in cui i procedimenti combinatori si intrecciano con l’alea, e soprattutto Praxodia per soprano, basso e otto strumenti (1976). Il brano viene eseguito per la prima volta al XX Festival di musica contemporanea di Varsavia il 22 settembre del 1976 e, nel novembre dello stesso anno, ottiene il primo premio della giuria e il primo premio del pubblico al IV Seminario internazionale dei compositori di Boswil.

La prima esecuzione cagliaritana di Praxodia diretta da Alberto Peiretti nella Cripta di San Domenico (1977). Fonte: www.musicamoreblog.

La versione scenica dell’opera vince la Prima Rassegna internazionale di teatro da camera della Filarmonica umbra di Terni nel 1978 e viene eseguita a Spoleto il 29 settembre 1979 nel corso della XXXIII Stagione del Teatro sperimentale Adriano Belli. Si tratta di un’opera straordinaria e affascinante in cui – in un contesto musicale incentrato sulle caratteristiche semantico-fonematiche del testo del poeta angolano Agostinho Neto – affiorano anche le suggestioni del ricco patrimonio della musica popolare della Sardegna, che diventano un supporto linguistico integrato con i procedimenti compositivi dell’avanguardia dell’epoca.

Le Giornate di musica contemporanea

Negli anni Settanta, grazie all’attività intensissima di Oppo, la musica contemporanea irrompe in Sardegna: nel 1977, infatti, per un insieme di circostanze, nel Consiglio d’amministrazione dell’Accademia dei Concerti e del Teatro lirico di Cagliari viene nominata una commissione consiliare di sovrintendenza, formata da due musicisti (Oscar Crepas e Franco Oppo) e dall’ingegner Flavio Dessy Deliperi. Grazie al lavoro di Oppo, che in quegli anni è il segretario regionale del Sindacato Musicisti Italiani, nel 1977 e nel 1978 vengono realizzate le due edizioni delle Giornate di musica contemporanea, un festival internazionale che riscuote un grande successo di pubblico e attira l’attenzione dei maggiori quotidiani italiani.

Ma gli anni Settanta sono anche momenti di fondamentali riconoscimenti nel Conservatorio cagliaritano: qui infatti viene aperto da Oppo il corso di Nuova Didattica della Composizione, uno dei cinque attivati in tutta Italia, dal quale uscirà la schiera di giovani autori isolani: Fabrizio Casti, Antonio Doro, Lucio Garau, Marcello Pusceddu, Giorgio Tedde, Andrea Saba, Ettore Carta e Antonio Lai. È ad essi che Franco Oppo insegna il gioco del comporre, affascinante e sempre coinvolgente, confortato da quelle che considerava le ‘teorie forti’, ovvero lo strutturalismo, la semiologia, la teoria della comunicazione.

La fondazione di Spaziomusica

L’attenzione e l’interesse sollevati in occasione delle Giornate di musica contemporanea spingono Oppo a fondare – con Enrico Di Felice, Riccardo Leone, Myriam Quaquero e Antonio Trudu – l’Associazione Spaziomusica e il suo Festival, di cui è stato a lungo il direttore artistico. Una vera rivoluzione culturale che ha svolto un ruolo molto significativo a livello internazionale e ha portato a Cagliari compositori importanti come Luigi Nono, Iannis Xenakis, Karlheinz Stockhausen e Mauricio Kagel.

Dagli anni Ottanta in poi, Oppo orienta sempre più convintamente la propria ricerca linguistica verso un impiego organico degli elementi costitutivi della musica popolare sarda e i suoi lavori, oltre che a livello internazionale, diventano un punto di riferimento imprescindibile per la musica della Sardegna. Non è, il suo, un impiego “citazionistico” di monodie, frammenti polifonici o ritmi della tradizione, ma un autentico uso “strutturale” dei meccanismi che regolano la musica sarda.

Il catalogo

Franco Oppo si è spento il 14 gennaio 2016, pochi mesi dopo che nell’aula consiliare del Comune di Cagliari, il 2 ottobre 2015, si era tenuta una solenne cerimonia per festeggiare i suoi 80 anni.

Franco Oppo ritratto da Daniela Zedda. Fonte: L’Unione Sarda, 21.12.2004.

Il catalogo delle opere di Oppo comprende 88 composizioni. Tra queste, vanno almeno ricordati i due lavori teatrali, Praxodia II (1979) ed Eleonora d’Arborea (1986, dall’omonimo «racconto drammatico» di Giuseppe Dessì), Musica per chitarra e quartetto d’archi (1975), Quadri di guerra (composizione televisiva, elettronica – regia: Roberto Olla – 1984), Gallurese e Baroniese (per pianoforte a quattro mani – 1989 e 1993), Variazioni su tema di Mozart per orchestra (1991), Musica per 11 strumenti ad arco (1992), i due Concerti per pianoforte e orchestra (1995-97 e 2002), Alcune verità indimostrabili per 6 strumenti (2004), un omaggio a Goffredo Petrassi.

Franco Oppo, “Alcune verità indimostrabili” per ensemble (2004). Ensemble Palestrina diretto da Riccardo Leone, 16 novembre 2006.
Festival Spaziomusica, Cripta di San Domenico – Cagliari

Il 19 gennaio 2017 il lascito di Oppo, comprendente manoscritti, partiture, schizzi, abbozzi, appunti, lettere, fotografie, manifesti, libri annotati, compact disc, nastri magnetici, è stato donato dalla moglie Ida Allegretto e dalle figlie Irene e Carla alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia, che ha creato il Fondo Franco Oppo.

Bibliografia essenziale

Franco Oppo, Musiche per pianoforte solo e con strumenti, cd-book a cura di Mario Carraro, Stefano Melis, Gian Nicola Spanu, Sassari, CERM, 2004.

ANTONIO TRUDU, Franco Oppo: il musicista organico, in Insula. Quaderno di cultura sarda, n. 6, 2009, pp. 93-120.

ANTONIO TRUDU, L’“Eleonora d’Arborea” di Giuseppe Dessì musicata da Franco Oppo, in Portales, 2010, n. 11, pp. 84-88.

ALESSANDRO MILIA, Franco Oppo, appunti sulla figura e sullo stile, in Musica/Realtà, 2011, n. 94, pp. 61-92.

CONSUELO GIGLIO, Franco Oppo. Nuova musica dalla Sardegna, Palermo, L’Epos, 2011 (con catalogo delle opere, bibliografia e iconografia).

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