La Banda Civica di Cagliari

Nel 1849 alcuni azionisti privati fondano a Cagliari la Banda della Guardia Nazionale. E' il primo e indispensabile passo, da parte dei complessi bandistici cittadini, per sfuggire alla dipendenza musicale esercitata dal presidio militare. Dopo qualche anno, infatti, nasce la Banda Civica di Cagliari.
Verdi - Oberto per Banda

Come si è già accennato nell’articolo su La nascita delle Bande musicali in Sardegna, la prima banda civica di cui a Cagliari si è conservata la memoria è la Banda del Reggimento Cacciatori di Sardegna, concessa da Vittorio Amedeo III di Savoia nel 1775 e sostenuta finanziariamente dal Duca di S. Pietro, che aveva donato alla formazione tutti gli strumenti in argento e aveva ipotecato un proprio fondo di centomila lire antiche di Piemonte per il suo mantenimento.

La Banda del Reggimento Cacciatori di Sardegna ha mutato il proprio nome a più riprese, adottandone uno nuovo a seconda del titolo acquisito dall’unità militare da cui dipendeva: Reggimento delle Guardie (1814), Brigata Guardie (1815), Brigata Granatieri Guardie (1816), Cacciatori Sardi (1831), Brigata Granatieri di Sardegna (dal 1852 in poi).

La Banda della Guardia Nazionale

Per sfuggire alla dipendenza dal presidio militare, nel 1849 alcuni azionisti privati fondano a Cagliari la Banda della Guardia Nazionale. Grazie a un generosissimo omaggio del tenore ‘Mario’, il cagliaritano Giovanni Matteo De Candia, la nuova formazione può acquistare i pregiati strumenti della fabbrica Sax di Parigi. I musicisti della Banda vestivano allo stesso modo dei militari della Guardia Nazionale: le uniformi differivano solo nel pennacchio che, infilato nel képi, era bianco per i primi ed azzurro per i secondi.

La funzione esercitata dalla Banda della Guardia Nazionale nei sette anni della sua esistenza in un centro isolano come Cagliari è tutt’altro che secondaria. Storicamente, infatti, essa rappresenta un consistente ampliamento delle fanfare che, fino a quel momento, si erano avvicendate nelle guarnigioni militari della Sardegna. Grazie ad una cospicua aggiunta di legni agli ottoni e alle percussioni, nelle esibizioni pubbliche essa può proporre delle pagine musicali scritte per il teatro e dei rifacimenti di brani sinfonici che, in quel periodo, non hanno un’ampia circolazione, oltre a un vasto numero di marce, valzer, mazurke, fantasie, centoni, composizioni celebri e brani appositamente concepiti per quell’organismo strumentale.

La Banda Civica

Dopo lo scioglimento della Banda della Guardia Nazionale, nel 1856 vede finalmente la luce la Banda Civica di Cagliari, alla quale il Maestro di Cappella Nicolò Oneto imprime un impulso decisivo. Oneto, infatti, aveva in mente per la città di Cagliari un progetto ampio e articolato, che – a fianco a istituzioni storiche come la Cappella Civica e l’Orchestra del Teatro – prevedeva anche la creazione di una Banda Civica e di una Scuola di musica, sostenute direttamente dalla Municipalità cagliaritana.

Alla guida della Banda Civica, Oneto indica alla Municipalità cagliaritana il diciannovenne Francesco Rachele, all’epoca primo clarino della Cappella Civica. Francesco era figlio di Giovanni Rachele, uno degli strumentisti più validi ed esperti in Sardegna, a sua volta proveniente da una famiglia abbastanza conosciuta di musicisti parmensi. Sotto la guida di Francesco Rachele la Banda Civica svolge per anni una fruttuosa attività divulgativa, eseguendo musiche di ogni genere, trascritte e rielaborate per mano dello stesso Rachele o da lui stesso create.

Sotto la guida competente di Rachele, la formazione si avvia ad affrontare un percorso professionistico e non più amatoriale, fortemente incentrato sulla relazione con le altre istituzioni musicali cittadine: la Cappella, l’Orchestra del Teatro e, in seguito, la Scuola Municipale di Musica. I concerti avevano luogo negli spazi più frequentati dai cagliaritani e cioè nella Piazza del Molo, in piazza San Francesco (corso Vittorio Emanuele) e – nelle mattine soleggiate d’inverno – nella prima parte del Terrapieno.

Specialmente nelle sere d’estate, invece, il concerto della Banda si svolgeva sulla terrazza del Bastione Saint Remy, illuminato a giorno, come per una festa da ballo. Sotto il Bastione di Santa Caterina veniva collocato un palco a gradinate con leggii fissi, delimitato da una leggera cancellata, destinato ad accogliere i suonatori, consentendo così a una parte del pubblico di poter gustare il concerto comodamente affacciato lungo il parapetto.

Cagliari, Terrazza del Bastione di Saint Remy (1905 ca). Fonte: www.sardegnadigitallibrary.it

Ma gli ascoltatori più numerosi affollavano la terrazza nell’area antistante e ascoltavano in piedi, immobili, attenti, silenziosi, assiepandosi fino quasi al limite del palco: un vigile urbano si incaricava di tenere sgombro dalla folla un breve spazio, quasi un piccolo corridoio o zona di rispetto, come per isolare il complesso degli esecutori.

Il repertorio

Il repertorio era simile a quello solitamente praticato da analoghe formazioni presenti negli altri centri italiani: marce, centoni, fantasie di opere soprattutto verdiane; sono molto eseguite anche le ouvertures rossiniane, specialmente quelle de La gazza ladra, Guglielmo Tell, Barbiere di Siviglia. Dei musicisti attivi all’epoca era già molto popolare Giacomo Puccini, entrato quindi a pieno titolo nel repertorio bandistico; un po’ meno eseguito era invece Mascagni, di cui però si realizzavano spesso i brani più conosciuti della Cavalleria e de L’Amico Fritz. Ma si suonavano molto anche gli estratti delle opere di Amilcare Ponchielli, Umberto Giordano, Francesco Cilea e Alberto Franchetti. Si tratta quindi di un repertorio pensato per poter essere eseguito da tutte le bande (anche con organici ridotti).

Fantasia da Fedora, di Umberto Giordano. Trascrizione per Banda di Pio Nevi.

Sarebbe curioso conoscere la ragione della presenza – anche frequente – nel repertorio della Banda Civica di Cagliari di altre ouvertures, malgrado fosse piuttosto scarsa la popolarità delle relative opere, quali l’ouverture Zampa, ou La fiancée de Marbre (1831) di Ferdinand Hérold, l’ouverture de La muta di Portici di Daniel Aubert (1828), l’ouverture dell’Euryanthe (1823) di Carl Maria von Weber e la Sinfonia del Guarany di Antônio Carlos Gomes (1870).

La Banda Civica di Cagliari può, in conclusione, essere considerata un mezzo di diffusione di un repertorio variegato per tipologia e storia, che ha generato l’introduzione di nuovi generi musicali nell’immaginario collettivo, così consentendo anche la conoscenza e l’acquisizione di nuove forme musicali, grazie a un processo di progressiva assimilazione culturale.

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